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Perchè un Blog

Non vi basta Facebook?

“I social networks sono lo specchio dei narcisisti e il palcoscenico degli ipocriti.”

Perchè sentiamo l’esigenza di un blog? Ormai siamo perennemente connessi. Posizione, interessi, amici, dove mangiamo, cosa compriamo. Tutto sta diventando a nostra misura: Le pubblicità che ci vengono mostrate sui social seguono la nostra navigazione internet per capire cosa ci piace, ci vengono mostrati suggerimenti di amicizia di persone appena incontrate nella vita reale.

Eppure ci sono ancora persone che sentono l’esigenza di condividere le proprie idee, i propri stati d’animo, le proprie convinzioni o passioni in un Blog invece che su Facebook o su Twitter. La domanda è: Perchè?

Partiamo dal principio: Ormai i Social stanno subendo un declino nella qualità dei contenuti non indifferente. Perchè continuo ad aprire l’Homepage? per vedere che “Coso” sta mangiando un piatto di pasta oppure per vedere il risultato di mia zia di terzo grado del fastastico quiz ” Io sono una zucchina! Scopri che tipo di verdura sei”. Ultimamente utilizzavo i social principalmente per le notizie, seguendo i Profili dei maggiori organi di informazione per rimanere aggiornato in tempo reale, finché anche loro hanno cominciato a condividere idiozie pur di guadagnare click (il cosiddetto clickbaiting ). E così mi sono ritrovato sotto il post della zucchina di mia zia, uno dei più importanti giornali del nostro paese che condivideva un video di un tizio che dava fuoco al suo cocktail e a se stesso, con la didascalia “Scopri se è sopravvisuto, clicca qui –> ).

Non ho più piacere a condividere informazioni in quel disastro che sono ormai i social. Poteva essere divertente all’inizio, con gli ormoni a 2000 e la forza della giovinezza far vedere alla ragazza che mi piaceva quanto ero figo e tutti i locali che visitavo. Lo ammetto, anche io a suo tempo ho utilizzato a suo tempo il “Like tattico”, ovvero il “Mi Piace” messo alla ragazza per farle sapere che stavo vedendo i suoi post e cercare di attirare la sua attenzione. Ormai che senso ha? sono passati più di 12 anni, e per la prima volta la tecnologia non ha seguito la mia evoluzione come persona. E’ aumentata la mia maturità, la mia istruzione, ho cambiato modo di pensare e sono cambiate le mie esigenze mentre i social sono rimasti “statici”, fermi, un posto dove chiunque può dire qualsiasi cosa di qualsiasi argomento senza il minimo filtro o cognizione di causa.

Capitolo Instagram: Fanstatico. Quando è nato era una rivoluzione, un social di Foto dove potevi esprimere la tua personalità in scatti magnifici oppure mettere le foto delle vacanze o dei momenti importanti per poter festeggiare “tutti insieme” un risultato. Ed ora? E’ diventato lo stereotipo di “Guarda cosa ho io che non potrai mai avere”. E così ti ritrovi i post di gente famosa che passa il natale alle Maldive, che va in vacanza con il jet privato o al lavoro ogni giorno con una macchina diversa. Per carità, mi basta andare al lavoro il Lunedì in metropolitana per fare a pezzi la mia autostima, ci manca solo che utilizzo un’applicazione per darmi il colpo di grazia.

E quindi eccoci qua, un Blog vecchio stile. Semplice, niente cose strane. Una pagina bianca dove scrivo quello che mi va, senza troppi problemi. Non so cosa scriverò e il link che mi ha suggerito WordPress ne è la perfetta rappresentazione: bbbloginfo.data.blog non significa niente e, per una volta, mi va bene così.

Nuovi Propositi

E’ abbastanza comune che all’inizio di un nuovo anno, ognuno di noi abbia in mente una lista di nuovi propositi da portare a termine. Di solito sono mettersi a Dieta o smettere di fumare. E’ come se ad ogni nuovo anno proiettiamo nella nostra mente una versione migliore di come siamo in quel momento e ci promettiamo di raggiungerla nell’arco nel nuovo anno. Nel mio caso lo slancio dura qualche settimana, al massimo un mese.

Un mio vecchio amico ha postato recentemente la sua lista di buoni propositi e tra questi, quelli che mi hanno colpito di più, sono stati “Leggere almeno un libro al mese” e “Iniziare a meditare”. Sarei curioso di vederlo il 31 dicembre 2020 dopo aver letto 12 libri in un anno.

Il secondo punto lo condivido. Molto spesso sopratutto durante i periodi di stress al lavoro, mi ritrovo distante dalla mia vita famigliare. Non riesco a staccare e credo che la meditazione possa essere un valido aiuto. Da ragazzo praticavo il Kung-fu e la prima cosa che diceva il maestro all’inizio di ogni lezione era “Qui ed ora”, ovvero focalizzatevi sull’ “adesso” e non sul passato o sul futuro.

Personalmente non faccio una vera e propria lista di buoni propositi. Ho il brutto vizio di non sentirmi mai soddisfatto e quindi dovrei scrivere un poema. Preferisco iniziare ogni giorno con l’obiettivo di migliorarmi nelle piccole cose. L’unica cosa che faccio in modo accurato e fare un conto dei risparmi che sono riuscito a mettermi da parte e pormi un obbiettivo per l’anno successivo. Basta.

Alla fine non possiamo sapere cosa accadrà in 12 mesi. In periodi della mia vita sono stato in stallo per svariati mesi e in 2-3 settimane è cambiato il mondo. Quindi perché una lista di buoni propositi ogni anno? Se non lo hai fatto l’anno precedente probabilmente non lo farai neanche questo anno per un semplice motivo: non sei pronto. Prendo ad esempio mio zio, accanito fumatore da 36 anni, che ogni anno indicava come nuovo proposito “Smettere di fumare”. Per 36 anni. Finché un giorno, in vacanza, prese il pacchetto e lo buttò. Così, senza avvisare nessuno e senza dire niente. Mai più una sigaretta. Curioso vero?

Il cambiamento non è una cosa banale, sopratutto per le persone come me che tendevano a costruirsi un fortino di routine per sentirsi sicuri. Poi ho imparato che solamente uscendo dagli schemi potevo imparare qualcosa, e basta veramente un piccolo cambiamento messo in atto ogni giorno. Due anni fa mi sono imposto la regola di spegnere il telefono appena rientrato dentro casa che, se ci pensate, è una stupidaggine. Ho iniziato a leggere e il mio sonno è migliorato notevolmente. Un’altro piacevole cambiamento è stato abbonarsi ad una rivista di cui non conoscevo assolutamente niente con l’obiettivo di leggere tutte le riviste per almeno la durata dell’abbonamento annuale. I 36 euro spesi meglio in quell’anno.

Un altro cambiamento? Questo Blog. L’obiettivo? non lo so neanche io. Forse è un modo per staccarsi dal lavoro o per mettere nero su bianco quello che mi passa in testa. Staremo a vedere.

Il posto fisso

La mia generazione è nata e cresciuta con Mamma e Papà che avevano il tanto amato posto fisso. 40 anni passati nella stessa azienda, grandi aziende statali che per licenziarti doveva o fallire lo stato oppure dovevi uccidere qualcuno. Fanstatici anni. Mio padre studiava e lavorava da quando aveva 16 anni. Con un diploma in tasca, i miei genitori hanno comprato la prima casa a 22 anni, primo figlio a 23. Abbiamo cambiato 3 case, 5-6 macchine in 20 anni, vacanza tutte le estati. Bellissimo il posto fisso.

Poi è arrivato il mio turno. Tra la mia entrata nel mondo del lavoro e quella dei miei genitori sono passati circa 40 anni. Laurea in ingegneria con ottimi voti, tesi sperimentale con pubblicazione su riviste accademiche e tutto nell’arco dei canonici 5 anni previsti mi hanno permesso di trovare lavoro nelle 3 settimane che precedevano la discussione della tesi. Senza neanche cercarlo a dire il vero, sono loro che hanno contattato me tramite un portale universitario dove sono riportati studenti/votazioni/tesi. Mi hanno chiamato e proposto 3 mesi di Stage e poi Indeterminato, il famoso e tanto amato posto fisso.

Fortunato direte voi. Non mi reputo fortunato.

Dopo il liceo la prima cosa che ho fatto è stato leggere le statistiche almalaurea per vedere quale facoltà dava maggiori possibilità di impiego dopo la laurea: Ingegneria. Altro fattore determinante per trovare rapidamente lavoro, sempre secondo le statistiche, è il tempo impiegato per conseguire la laurea: 5 anni, 3+2. Con un minimo di informazione sul mercato del lavoro sono riuscito a farmi assumere da una grande azienda, e non sono certo un fenomeno.

Quindi? Hai vinto, complimenti. Magari. Sono stato catapultato in un mondo completamente diverso da quello che mi avevano raccontato i miei. Oggi il posto fisso non esiste più, purtroppo è un dato di fatto. E ve lo dice una persona che ce l’ha. E posso assicurarvi che è così ovunque, non sono in Italia.

Cosa voglio dire? Facciamo un attimo di chiarezza. La mia azienda è stabile e in crescita, fa molti investimenti e mi da la sicurezza necessaria per ottenere un prestito in banca. Non sono nella situazione di trovarmi da un giorno all’altro senza lavoro. Quando dico che il posto fisso non esiste più e che non esiste più come lo intendevano i miei: Venite assunti, vi sedete, fate il vostro per 40 anni e poi pensione. Rispetto al passato il mondo del lavoro va a 1000, molto più veloce, escono nuove tecnologie in continuazione e quello che studi oggi domani è già passato di moda. Devi sempre tenerti aggiornato, rimanere sul pezzo, investire in te stesso per essere sempre e comunque rivendibile sul mercato.

Mio padre ha aperto l’ultimo libro di formazione a 18 anni per il Diploma, faceva sporadici corsi di aggiornamento perchè obbligato dall’azienda. Io ho preso 4 certificazioni su nuove tecnologie in 3 anni di lavoro. Perchè? Perchè il posto fisso non esiste più e se le aziende possono assumere un altro al mio posto che ha le stesse competenze e costa di meno lo assumeranno. Mi sembra anche giusto, o almeno è quello che farei io: Perchè devo pagare una persona 10 se trovo un’altra persona che fa lo stesso lavoro per 5? Ecco perchè continuo a studiare nonostante il lavoro e perchè continuo ad investire su me stesso, in modo che non esista quella persona che ha le mie stesse competenze e costa 5.

Fantascienza dite voi? Non credo purtroppo. O almeno io vi riporto l’esperienza personale su un lavoro che richiede competenze tecniche e una buona istruzione. Troppo spesso in azienda vedo colleghi ultra 40enni impostati sulla vecchia ideologia del posto fisso: competenze obsolete e scarsa rivendibilità sul mercato, messi sempre ai margini non per cattiveria, semplicemente perchè non sono in grado di gestire progetti su tecnologie attuali.

Rispetto al passato l’istruzione è alla portata di tutti. 40 anni fa una laurea era un obiettivo utopistico per la maggior parte delle persone. Oggi puoi laurearti in qualsiasi modo, e dico davvero: Part time, full time, università telematica, triennali, magistrali, master. Se non vuoi laurearti puoi fare cosi di formazione in aula, online, studi per conto tuo e poi dai gli esami. Di tutti i tipi e sopratutto per tutte le tasche. Se poi sei anche sveglio esistono delle borse di studio, io ad esempio non ho pagato nessuna tassa universitaria e mi è bastato tenere la media sopra il 27 e rimanere in corso (non mi sembra neanche una cosa così impossibile).

Eppure la percentuale di laureati è sempre in calo in italia e in aumento i ragazzi che lasciano gli studi dopo le scuole dell’obbligo.Questa gente io non la capirò mai.

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